Tra il 2026 e il 2035 il mercato dell’auto cambierà più rapidamente di quanto suggeriscano i soli motori elettrici. A cambiare saranno anche i marchi più competitivi, i prezzi, la ricarica e il modo di acquistare un’auto nuova in Italia. Qui analizzo le regole europee, i modelli già annunciati e i criteri pratici per capire quali vetture avranno davvero senso.
Il quadro in una lettura rapida
- Dal 2035, secondo le regole oggi in vigore, le nuove auto e i nuovi veicoli commerciali leggeri immatricolati nell’UE dovranno essere a emissioni zero allo scarico.
- Le auto termiche già circolanti non verranno vietate automaticamente e potranno continuare a essere acquistate sul mercato dell’usato.
- Fiat, Renault, Volkswagen, Stellantis e i marchi cinesi stanno concentrando gli investimenti sulle compatte elettriche e sui SUV urbani.
- Le vetture più interessanti saranno quelle con ricarica rapida, batteria efficiente e software aggiornabile, non necessariamente quelle con la batteria più grande.
- In Italia la scelta dipenderà soprattutto da possibilità di ricaricare a casa, percorrenza annua e accesso alle aree urbane.
Cosa cambia davvero per le auto nel 2035
Il punto più importante è distinguere tra vendita del nuovo e circolazione delle auto già esistenti. Nel quadro normativo europeo in vigore nel 2026, dal 2035 i costruttori dovranno arrivare a una riduzione del 100% delle emissioni allo scarico per le nuove auto e i nuovi furgoni. Questo non significa che il 1° gennaio 2035 tutte le auto a benzina e diesel spariranno dalle strade italiane.
Una vettura termica acquistata prima di quella data potrà continuare a essere utilizzata, venduta e assicurata, salvo eventuali limitazioni locali già previste o introdotte in seguito. Per chi compra oggi, quindi, il problema non è una rottamazione obbligatoria, ma il possibile cambiamento del valore residuo, dei costi di gestione e dell’accesso ai centri urbani.
La regola riguarda le nuove immatricolazioni
La conseguenza concreta è che nel 2035 i listini europei saranno dominati da modelli elettrici a batteria. Potrebbero esistere eccezioni legate a carburanti sintetici o biocarburanti certificati, ma il loro ruolo dipenderà dalle decisioni legislative definitive e dalla disponibilità reale di questi combustibili.
La Commissione europea ha presentato nel dicembre 2025 una proposta più flessibile, con un obiettivo del 90% di riduzione delle emissioni allo scarico e compensazioni tramite acciaio a basse emissioni, e-fuel o biocarburanti. Si tratta però di una proposta in discussione, non di una modifica già consolidata della regola. Io terrei separati i due piani, perché molti annunci confondono la normativa vigente con gli orientamenti politici.
Perché il 2035 non sarà uguale per tutti
La transizione sarà diversa tra grandi città, piccoli centri e aree rurali. Chi vive in un condominio senza posto auto privato dovrà fare i conti con la disponibilità delle colonnine, mentre chi ricarica nel box potrà sfruttare tariffe più convenienti e una maggiore comodità quotidiana.
Anche il mercato professionale avrà un peso enorme. Le flotte aziendali rappresentano una quota rilevante delle nuove immatricolazioni e le auto a noleggio o in leasing arrivano spesso sul mercato dell’usato dopo pochi anni. Questo potrebbe rendere le elettriche usate più accessibili già prima del 2035.

I marchi e i modelli che stanno preparando il terreno
Non esiste ancora un catalogo definitivo delle auto del 2035. È però possibile osservare le strategie già dichiarate dai costruttori e capire quali famiglie di modelli hanno maggiori possibilità di restare centrali. Il segnale più chiaro riguarda le auto compatte elettriche, perché sono il segmento più importante per il mercato italiano.
Stellantis punta sulle compatte e sui B-SUV
Per l’Italia, il gruppo Stellantis parte da una posizione privilegiata grazie a Fiat, Jeep, Alfa Romeo, Lancia, Citroën, Peugeot e Opel. La Fiat Grande Panda elettrica, con batteria da 44 kWh e autonomia dichiarata di circa 320 km WLTP, mostra la direzione presa dal marchio: dimensioni contenute, utilizzo quotidiano e prezzo più accessibile rispetto ai grandi SUV.
La Fiat 500e rappresenta invece la strada della city car, mentre Jeep Avenger e Alfa Romeo Junior dimostrano che l’elettrico può essere proposto anche in forma di B-SUV. La Junior è interessante perché abbina versione elettrica, motorizzazione ibrida e immagine sportiva. A mio avviso, questa combinazione sarà importante ancora per diversi anni, anche se nel 2035 i modelli nuovi destinati all’UE dovranno rispettare requisiti molto più severi.
Renault riscopre i modelli compatti
Renault sta costruendo una gamma europea basata su Renault 5 E-Tech electric, Renault 4 E-Tech electric e sulla futura Twingo elettrica. Il valore di questi modelli non è solo tecnico. Il design riconoscibile e il richiamo alla storia del marchio aiutano a rendere l’auto elettrica meno fredda e più desiderabile.
Il gruppo punta inoltre a sviluppare batterie e piattaforme differenti per segmenti diversi. Per le auto piccole prevede soluzioni più economiche e ricariche compatibili con l’uso cittadino, mentre per i modelli medio-grandi lavora su architetture a 800 volt e tempi di rifornimento molto più brevi. Dacia, invece, potrebbe continuare a presidiare il tema del prezzo, soprattutto con modelli semplici e leggeri.
Volkswagen e Škoda cercano il volume
Il gruppo Volkswagen ha già una delle gamme elettriche più ampie d’Europa con Volkswagen ID, Audi, Škoda, CUPRA e Porsche. La vera partita, però, si giocherà nelle auto più piccole. La cosiddetta Electric Urban Car Family comprenderà modelli Volkswagen, CUPRA e Škoda con prezzi di partenza annunciati intorno ai 25.000 euro, mentre Volkswagen ha mostrato anche progetti di accesso più economici.
Škoda Epiq e i futuri modelli urbani del gruppo saranno importanti perché dovranno offrire spazio, autonomia sufficiente e costi controllati. Non mi aspetto che nel 2035 tutti guidino grandi SUV elettrici. Il mercato italiano continuerà ad avere bisogno di utilitarie, crossover compatti e auto familiari efficienti.
Premium e nuovi concorrenti
BMW, Mercedes-Benz, Audi, Volvo e i marchi premium giapponesi stanno investendo su piattaforme elettriche più efficienti, con maggiore integrazione del software e ricariche rapide. In questo caso il prezzo resterà più alto, ma aumenteranno qualità degli interni, assistenza alla guida e personalizzazione digitale.
Parallelamente, costruttori cinesi come BYD, MG e altri marchi emergenti stanno portando in Europa batterie, motori e sistemi elettronici competitivi. La loro forza sarà probabilmente il rapporto tra dotazione e prezzo. I marchi europei dovranno quindi difendersi non solo con il blasone, ma con costi reali più bassi e una rete di assistenza affidabile.
| Segmento | Modelli già indicativi | Cosa conterà nel 2035 |
|---|---|---|
| City car | Fiat 500e, Renault 5, futura Twingo | Prezzo, peso ridotto, ricarica semplice |
| Utilitarie e B-SUV | Grande Panda, Jeep Avenger, Alfa Romeo Junior, Škoda Epiq | Spazio, autonomia reale, rete di assistenza |
| Auto familiari | Volkswagen ID, Renault Scenic, Peugeot e-3008 | Comfort, ricarica rapida e autonomia autostradale |
| Premium | BMW, Mercedes-Benz, Audi, Volvo | Software, materiali, prestazioni e servizi digitali |
Come saranno le auto del 2035
La differenza principale non sarà soltanto l’assenza del motore termico. Le auto del 2035 saranno più simili a piattaforme digitali su ruote, ma non credo che lo schermo centrale debba diventare il criterio principale di scelta. Per me conteranno molto di più efficienza, affidabilità e facilità d’uso.
Batterie più piccole ma più efficienti
Una batteria enorme aumenta autonomia, peso e prezzo. Le case stanno quindi cercando di migliorare densità energetica, aerodinamica e gestione elettronica. Una compatta efficiente con una batteria da 45 o 55 kWh potrebbe essere più sensata in Italia di un SUV da 100 kWh usato quasi sempre in città.
Le autonomie dichiarate resteranno basate sul ciclo WLTP, che non riproduce perfettamente autostrada, inverno e guida con portapacchi. Quando confronterò i modelli futuri, considererò sempre un margine pratico di circa 20-30% in meno rispetto al dato ufficiale nei viaggi impegnativi.
Ricariche più rapide e più intelligenti
Per le auto medio-grandi, le architetture a 800 volt potranno ridurre molto la sosta alle colonnine. Renault indica per il 2030 tempi fino a circa 10 minuti in condizioni specifiche sui modelli compatibili, mentre le vetture compatte potrebbero privilegiare batterie più economiche e ricariche nell’ordine di 20 minuti.
Il dato da guardare non sarà solo la potenza massima in kW. Conta la curva di ricarica, cioè quanto a lungo l’auto riesce a mantenere quella potenza, oltre alla disponibilità effettiva della colonnina. Una vettura che raggiunge 150 kW ma lo fa solo per pochi minuti può essere meno pratica di una che mantiene una potenza stabile.
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Software e assistenza alla guida
Gli aggiornamenti da remoto potranno correggere difetti, migliorare la gestione della batteria e aggiungere funzioni. Questo renderà importante verificare per quanti anni il costruttore garantisce il supporto software e quali funzioni restano comprese nel prezzo.
I sistemi di assistenza alla guida diventeranno più evoluti, ma non equivalgono automaticamente alla guida autonoma completa. In Europa il conducente continuerà a dover controllare il veicolo in molte situazioni. Diffiderei quindi delle pubblicità che presentano come autonoma un’auto capace soltanto di mantenere la corsia e regolare la velocità.
Quale alimentazione avrà senso per chi vive in Italia
La scelta non dovrebbe partire dal marchio preferito, ma dall’uso quotidiano. Nel 2026 le ibride restano molto diffuse e ACEA rileva che nel 2025 hanno rappresentato il 34,5% del mercato UE, mentre le elettriche a batteria si sono fermate al 17,4%. Questi numeri descrivono la fase di transizione, non il mercato definitivo del 2035.
| Situazione personale | Scelta più logica | Condizione da verificare |
|---|---|---|
| Parcheggio privato e ricarica domestica | Elettrica a batteria | Potenza disponibile e tariffa elettrica |
| Molti viaggi autostradali senza ricarica garantita | Ibrida o elettrica con ricarica molto rapida | Distanza tra le colonnine e tempi di sosta |
| Uso prevalentemente urbano | City car elettrica o ibrida compatta | Accesso alle ZTL e costi assicurativi |
| Alte percorrenze professionali | Elettrica con batteria adeguata o ibrida efficiente | Costo totale per chilometro |
Il vantaggio dell’elettrica cresce soprattutto quando si ricarica a casa. Una batteria da 60 kWh caricata a 0,25 euro per kWh costa circa 15 euro per un ciclo completo, prima delle perdite e degli eventuali costi fissi. In viaggio, invece, la ricarica rapida può costare molto di più, quindi bisogna confrontare il prezzo al kWh e non solo l’autonomia.
Per chi non ha un posto auto, acquistare un’elettrica resta possibile, ma richiede più organizzazione. Se la ricarica dipende sempre da colonnine pubbliche lontane o occupate, il risparmio teorico può ridursi e l’esperienza quotidiana diventare frustrante.
Prezzi, manutenzione e mercato dell’usato
Il prezzo d’acquisto resterà il principale ostacolo. Le prime elettriche compatte europee con prezzi annunciati tra 20.000 e 25.000 euro mostrano che la riduzione dei costi è possibile, ma il prezzo finale dipenderà da batteria, allestimento, incentivi e margini commerciali.
Non sceglierei comunque un’auto soltanto perché costa poco. Controllerei la garanzia della batteria, la potenza di ricarica, il costo degli pneumatici, l’assistenza e il valore atteso dell’usato. Una batteria garantita per otto anni o 160.000 km è un riferimento diffuso in molti modelli, ma le condizioni cambiano da un marchio all’altro.
Nel 2035 sarà più importante conoscere lo stato di salute della batteria di un’elettrica usata. Un certificato con capacità residua misurata potrebbe diventare tanto utile quanto il libretto dei tagliandi per una vettura tradizionale.
Anche la riparabilità avrà un peso maggiore. Batterie modulari, componenti sostituibili e aggiornamenti software longevi potranno incidere sul costo totale più del dato di accelerazione. È un aspetto poco spettacolare, ma spesso fa la differenza tra un acquisto intelligente e uno costoso.
La scelta più solida per arrivare preparati al 2035
Per chi deve acquistare oggi, suggerisco di ragionare su un orizzonte di almeno sette o otto anni. Una buona elettrica ha senso già ora se si può ricaricare a casa, si percorrono molti chilometri e si desidera ridurre i costi di utilizzo. Un’ibrida resta più prudente quando l’infrastruttura quotidiana è incerta.
Guardando ai marchi, Fiat e Stellantis saranno particolarmente importanti per le compatte italiane, Renault per le elettriche accessibili e dal design distintivo, Volkswagen e Škoda per la scala produttiva. I marchi premium punteranno su tecnologia e qualità, mentre i costruttori cinesi potrebbero esercitare la maggiore pressione sui prezzi.
La mia regola finale è semplice. Nel 2035 non vincerà necessariamente l’auto con più autonomia o più cavalli, ma quella che risolverà meglio la vita del proprietario. Ricarica disponibile, batteria adeguata, software affidabile e costi trasparenti conteranno più dello slogan scritto sul cofano.
